Sogni d'Inchiostro

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CONTEST "LA NOTTE E IL MARE", cadenza il 5 marzo 2009
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CITAZIONE (Klaudya Mayer @ 6/2/2009, 17:19)

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CONTEST "La Notte e il Mare"
Categoria Poetica


Immobile ....
Guardo quell’estesa blu cobalto...
Là dove il cielo ed il mare si uniscono in un tutt’uno..
Dove la notte diventa complice di quella tela
increspata quasi color dell’onice...
Là dove cielo e mare si abbracciano
.....e sembrano sorridersi.
Io… lì a piedi nudi..
....dove le onde mi lambiscono dolcemente…..
….dove si ritraggono e lentamente muoiono…
...dove una dopo l’altra arrivano inesorabilmente
quasi a volere mitigare la mia malinconia.
Io,lì con i piedi che stanno diventando gelidi come la mia anima
... le ascolto…
Sembra musica sussurrata…
note ritmate e cadenzate di un violino magico…
Sembrano il riso di un bambino innocente e felice.
Le ascolto … mi entrano nell’intimo
e mi rinfrescano il cuore…
Guardo le mie orme sulla sabbia umida….
Ricordo le tue … più grandi… più profonde
...accanto alle mie…..
Erano quattro orme d’amore..
tremanti…
appassionate… .
Le guardavamo insieme fino a che le onde non le cancellavano…
e ci riprovavamo sempre…
.....ridendo…
consapevoli che avremmo sempre fallito…
Guardo il cielo...
solo le stelle ,come infinite luci diamantine,
e la luna ,che mi guarda con il suo sorriso argenteo,
separano quei due mondi all’opposto.
Il cielo.. irraggiungibile … lontano….
decantato da poeti e menestrelli
alcova di amanti romantici..
desiderio irragiungibile di romantici innamorati
Ed il mare…
con la sua superficie dipinta da infiniti colori
dalle sfumature impercettibili
ma dense di emozioni e sensazioni .
Quell’immensità ondulata
...che se solo il nero lo colora in superficie..
si riempie di luci e riflessi nel suo mondo sommerso...
un caleidoscopio astratto ed originale che solo pochi riescono a scoprire.
Lontano... un gabbiano solitario come me
lancia il suo triste grido
Mi giro…
lascio alle spalle quell’incanto notturno..
e ritorno, come quel gabbiano, alla mia solitudine.
By Verdiana

Edited by Klaudya Mayer - 9/2/2009, 14:56

 
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CONTEST "La Notte e il Mare"
Categoria Poetica
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Sotto l'argenteo plenilunio,
solca i flutti un vascello
silenzioso, furtivo,
fende l'acque increspate.
E la brezza costiera
accarezza i mantelli
che si attardano un poco
a raggiungere terra.

Un barlume dorato
balugina dalla spiaggia,
spettatore solitario
che segnala lo scoglio.

Il mistero del mare
al navigare notturno
è regnare di sussurri
e dominare di ombre.

E la fanciulla sognante
resta in piedi attendendo
ferma sul promontorio
l'arrivo dei viaggiatori.

Ed il lento appropinquarsi
della piccola scialuppa
dona al cuore la pace
del silenzio sconosciuto.

E di nuovo la luce
della luna al Nadir
si diverte a disegnare
strani giochi di schiuma.

Il profumo salmastro
le accarezza la pelle,
il rumore dei remi
giunge infine al suo orecchio.
E l'incontro agognato
appare quasi irreale,
tanto a lungo bramato
sotto il cerchio lunare.

L'antico maestro druido
intona il canto delle maree
con le braccia alla notte
e il cappuccio riverso.
Un lieve sciabordìo
prima di toccar terra
mentre i passi felpati
già si recano incontro.

E finalmente l'abbraccio
dei vagabondi erranti
ricongiunge il destino
di due metà vaganti.

Numerosi misteri
ricchi di strane magìe
si legano al sale
del mare di notte.
Nessuno conosce
la profondità dell'abisso
ma taluni s'affidano
ai druidici riti.
E così nel Nord
nei pleniluni invernali
le anime solitarie
vegliano ancora le rocce.
E se lasci che il vento
ti conduca lontano
nell'abisso più profondo
troverai il cuore del mare.
By Merrique
[COLOR=8ED9FF]


Edited by Klaudya Mayer - 15/2/2009, 20:11
 
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LA NOTTE E IL MARE
Categoria Narrativa


Manes non aveva fretta quella sera.
Guardò il mare. Una lunga distesa oscura su cui si rifletteva la luce candida della luna. A fatica percepiva le onde frangersi sulla costa o il rumore appena accennato della città ancora sveglia. Era tutto maledettamente calmo. Strano, di solito lui amava il silenzio, si sentiva forte quando si immergeva in esso, eppure in quel momento gli era insopportabile. Lo turbava.
Come cambiano le cose, pensò. Prima di incontrare lei era un certo tipo di persona, mentre adesso si sentiva profondamente diverso. E la situazione in cui si era cacciato pesava su di lui come un macigno.
Inspirò. L’odore di salsedine raggiunse le sue narici e lo inebriò, ridandogli quel briciolo di determinazione che gli serviva per agire. Sapeva cosa fare, l’aveva fatto molte altre volte. Era il suo mestiere; era la sua natura.
Non lontano sentì già la dolce melodia del suo violino richiamarlo a sé. Dolce come lo erano i suoi occhi. No. Doveva piantarla con quegli stupidi pensieri.
Non è il momento, concentrati!
Si fermò davanti all’alta scogliera di origine calcarea, da cui partiva un tortuoso sentiero scavato nella roccia. Manes lo percorse, salendo fino alla cima dove un tempietto gotico torreggiava splendido. Una piccola costruzione fatta di marmo bianco con alcune venature che brillavano argentee sotto i raggi lunari. Da lì proveniva la musica che aveva udito poc’anzi.
Attraversò l’arco a sesto acuto che faceva da ingresso a quella piccola struttura ottagonale e finalmente la vide. Era in piedi. Gli occhi chiusi, lo sguardo assorto nel movimento fluido delle mani che scivolavano sul prezioso violino. Sentirla suonare era una delizia.
Quelle che intonava erano note malinconiche. Una melodia che si librava leggera verso il cielo alla ricerca di una speranza a cui aggrapparsi, un sogno in cui credere per migliorare ciò che si era.
Rimase fermo sulla soglia per non dissolvere quell’incantevole alone di magia che l’avvolgeva e solo quando la vide riporre delicatamente lo strumento dentro la custodia, rivolgendogli un tenero sorriso, si avvicinò a lei.
Halma quasi lo travolse col suo abbraccio. «Ero sicura che saresti tornato».
Era davvero bellissima.
Aveva due grandi occhi verdi e una lunga chioma fluente che quando suonava raccoglieva in un delizioso chignon, lasciando ricadere alcune ciocche sul petto e lungo la schiena. Il suo corpo era sinuoso e tonico. A volte, quando la guardava, le ricordava una piccola bambola di porcellana.
Fragile.
Manes provò una fitta alla testa e sentì qualcosa sotto il cappotto premergli la carne.
Fallo. Ora.
La cinse a sé e le sue labbra si posarono su quelle calde e rosee di lei. Ma in quel bacio non c’era trasporto, c’era solo amarezza. Perché lui non poteva permettersi il lusso di provare alcun tipo di sentimento sincero. Per nessuno. Sotto quella maschera si nascondeva un’anima nera e per quelli come lui amare era solo un’inutile perdita di tempo. O almeno così gli avevano insegnato.
Loro erano spiriti rinnegati che soggiogavano la mente degli uomini per raggiungere i propri scopi. Demoni.
Esseri superiori che dominano sulla feccia.
E così aveva fatto anche lui: aveva avvicinato la sua preda, l’aveva ammaliata e l’aveva indotta ad innamorarsi di lui. Poi, facendo leva sulle sue paure e sulle sue insicurezze, le aveva fatto credere di potersi fidare di lui e lei si era lasciata così sedurre dal potere ipnotico delle sue parole. Adesso era un burattino nelle sue mani.
Ciò nonostante, sentiva che il contatto con lei aveva portato alla luce qualcosa di insolito e per questo deleterio. Il calore del suo sorriso, non sapeva come, riusciva a cancellare le sue pene, il suo odio verso il mondo. Halma era la luce che dissipava le sue tenebre.
Per questo devi portare a termine la tua missione. Lei è una minaccia.
Deve morire!

Manes le mise una mano fra i capelli e li strinse con violenza. Sentì il corpo di Halma gemere e schiacciarsi sempre più a lui. La sentì lasciarsi andare, abbandonarsi completamente alla sua folle bramosia.
Uccidila.
I suoi baci si fecero più avidi e ossessivi. Con rabbia la spinse verso una delle colonne e con una mano sfiorò l’elsa del pugnale che aveva legato al fianco. Lo sentì pulsare ardente tra le dita.
Uccidila. Ora. Per sempre.
Fuori, portate dal forte vento, le nuvole nere della morte nascosero la luna, lasciando alle tenebre il compito di penetrare fredde nei loro cuori.
Manes sentiva il pavimento tremare sotto i suoi piedi per l’agitarsi del mare contro la scogliera.
Questa è la forza distruttiva del male.
Sguainò il pugnale. Assaporò il suo potere venefico e colpì.
Un lampo infuocato balenò nell’oscurità diretto al petto della giovane.
Buio.
Nel suo cuore, attorno a lui. No. Non poteva.
Si allontanò. Il pugnale conficcato nel marmo duro. L’esile figura della fanciulla adagiata a terra con le mani a coprire il suo volto attonito.
Buio tra loro.
«Perché?» chiese Halma con un filo di voce.
«Perché sono il male. L’orrore che si nutre di paure e illusioni. Io provo piacere nello spandere sofferenza e nel versare sangue innocente. Perché io sono l’incarnazione dei tuoi incubi più oscuri…»
«Non è questo che voglio sapere» urlò all’improvviso. «Perché ti sei fermato? Perché non hai trafitto il mio petto…mi hai risparmiata, perché?»
Guardò il suo bel volto rigato dalle lacrime. Non sarebbe mai stata felice con lui.
«Il mio era solo un avvertimento. Vattene o quando ci rivedremo, io ti ucciderò» le mentì. Era meglio così. Non c’era futuro per loro, erano troppo diversi come il giorno e la notte e quel legame che poteva sembrare tenero e salvifico, a lungo andare li avrebbe trascinati entrambi verso la dannazione eterna.
Estrasse il pugnale ancora caldo, balzò sopra la balaustra e saltò giù. Atterrò felino sulla sabbia bagnata e cominciò a correre lungo il bagnasciuga. Via verso l’ignoto.
Sapeva che da quel giorno le loro due vite sarebbero cambiate. Sperava solo che Halma seguisse il suo consiglio e scappasse via lontano da quella tetra città, ma soprattutto lontano da lui. Perché avrebbero mandato qualcun altro a finire il lavoro.
Ad uccidere entrambi.

Edited by speranza83 - 15/2/2009, 22:28

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Contest "La Notte E Il Mare"
Categoria Nattariva




In Mare Aperto



Onde, onde che cullano, onde che ti accarezzano. Onde dolci, onde fredde. In mezzo al mare una vita sta vagando aggrappata disperatamente ad un pezzo di legno. Per lei le onde non sono dolci, non la stanno cullando. Per lei sono solo fredde. Sono sinonimo di morte.
Non sa da quanto tempo sta vagando il mezzo al mare. È confusa. Perché si trova lì? Cosa diamine è successo? Chi è lei?
Deve aver sbattuto la testa, qualsiasi cosa le sia successa. Eppure le sovviene lentamente un vago ricordo. Sta sparendo lentamente, prima che lei possa coglierne i contorni, ma lei lo afferra saldamente. E così lo vede. Vede la faccia di un giovane, un bel viso, dei bei capelli. Quel giovane sorride. Chi è quel ragazzo? È il mio innamorato? Mi sta aspettando da qualche parte? Altre domande, che non portano da nessuna parte. Quasi preferisce non aver ricordato, visto che il ricordo le ha messo ancor più confusione.
Si guarda le mani, la pelle è coperta da piaghe, per il lungo stare in acqua. Ha fame e sete. E niente con cui lenire quei bisogni. Da quanto tempo è lì? Non lo sa. Quando si perde il conto del tempo, il tempo stesso perde significato.
S’incanta guardando il lento movimento delle onde. Le toccano il viso, i capelli. Poi subito dopo, attratte da chissà quale forza sconosciuta si ritraggono. Nel cielo c’è la luna. Il suo riflesso argenteo illumina quello specchio d’acqua increspata formando mille forme. La donna è affascinata da quello spettacolo. Chissà, forse questa sarà l’ultima cosa che vedrò prima di morire.
Si accorge di non aver nessuna voglia di sopravvivere. Non si ricorda chi sia, non trova un motivo per non lasciare perdere tutto. Eppure dentro di lei c’è qualcosa che le dice di non mollare, qualcosa che sa di malinconia, qualcosa che però nella confusione della sua mente non riesce a individuare con precisione. Cos’era quella sensazione di malinconia che ha sentito quando aveva deciso di arrendersi? Poi si ricorda di quel viso così bello, così dolce. Sa che prova qualcosa per colui a cui appartiene quel viso ma non capisce bene cosa. E all’improvviso trova un motivo per continuare a sperare. Quel ragazzo l’ha incuriosita. Ha aperto un varco nella sua indifferenza alla vita.
Inizia ad immaginare la sua vita prima di queste onde, di questo mare, di questa notte. Forse quell’uomo è il suo fidanzato che la sta aspettando per sposarla. E così immagina le sue nozze. All’improvviso ricorda quanto adorasse il bianco e il suo candore. Immagina se stessa con un vestito bellissimo e il suo accompagnatore che l’aspetta sorridendo. No, sta sbagliando, non sa perché ma in quel quadro qualcosa sta stonando. Forse quel ragazzo è suo figlio. Potrebbe essere, perché lei non ha idea della propria età. Sa di essere stata madre. Tra le immagini confuse di se stessa, vede una propria immagine con il pancione. Forse quello è suo figlio. E così s’immagina a passeggio con questo ragazzo adolescente che le racconta della propria vita e dei propri amici. Ma anche stavolta, qualcosa le dice che sta sbagliando. Quello non è suo figlio, non sa perché ne è così certa, ma sa che non è suo figlio. Che sia suo fratello? Immagina se stessa infante che gioca insieme alla versione fanciullesca di quel ragazzo. Si rincorrono, è felice in questo ricordo, ma non c’è niente di vero in quello che la sua mente cerca di ricostruire.
Rassegnata scaccia ogni immagine. Si guarda intorno, ma non vede niente. Solo buio e onde, onde e buio. Eppure il paesaggio sta iniziando a mutare. Il buio si sta facendo meno fitto. O forse è solo la sua immaginazione che sta lavorando ancora? No, è vero che il buio è meno fitto. Cerca la direzione di quel chiarore e qualcosa le dice che il paesaggio sta mutando perché il sole sta sorgendo. Istintivamente si gira verso la luce che sta aumentando. Verso est, si, verso est perché è ad est che sorge il sole, non sa come, ma lo sa.
Il buio si sta tingendo di mille colori. Ora è blu, ora è viola, ora è rosso. La donna è estasiata da quello spettacolo. Pensa che forse vale la pena continuare a vivere solo per la possibilità di assistere a quello spettacolo. Tutto è un preludio a quello che sta per accadere. Presto il sole tornerà a splendere nel cielo e infatti eccolo lì che sta salendo così lentamente da sembrare fermo, quello che poco prima era solo una striscia luminosa e che adesso è già uno spicchio.
La donna distoglie gli occhi perché non riesce più a sostenere quello sguardo così luminoso anche se vorrebbe. La novità dell’alba però presto viene risucchiata di nuovo dall’indifferenza della donna. Ricomincia a fantasticare sulla sua possibile vita, ma niente le dice qualcosa. Chissà, magari non ha un passato, ma è apparsa direttamente qui in acqua e forse è proprio qui finirà la sua breve esistenza. No, non è così, scaccia questi pensieri. Lei vivrà e troverà il suo passato e quel ragazzo. Chiunque esso sia.
Dopo istanti, secondi, forse minuti o ore, all’orizzonte inizia a comparire la forma di una nave. Si avvicina alla donna e lei non sa se sorridere o no. Decide di sorridere, ma forse è solo l’ennesima illusione della sua fantasia.

Card Captor Sakura
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Nothing Lasts Forever Even Cold Noveber Rain...
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